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BIGLIETTI SIGUR ROS

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Arrivano in concerto in Italia direttamente dall'Islanda i Sigur Ros. La band post rock capitanata da Jonsi Birgisson ha dato alle stampe cinque studio album apprezzatissimi da pubblico e critica. L'anno scorso la band ha pubblicato anche un live che ha ottenuto un riscontro straordinario, sia per la qualitÓ delle registrazioni che per la sua struttura filmica. Adesso il gruppo sta lavorando al seguito di Me­ Su­ ═ Eyrum Vi­ Spilum Endalaust del 2008, e dopo l'estate Ŕ pronta a intraprendere un tour mondiale.

Concerti Sigur Ros in Italia

18 febbraio 2013, Pala Arrex di Jesolo (ex Palazzo del Turismo), Jesolo (VE)

19 febbraio 2013, Mediolanum Forum, Assago, Milano

26 luglio 2013, Piazza Castello, Ferrara

27 luglio 2013, Piazza Napoleone, Lucca

28 luglio 2013, Ippodromo Le Capannelle, Roma

Eventi imperdibili per gli appassionati delle avanguardie rock!

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Concerti Sigur Ros in programma

Non ci sono date in programma per questo evento. Di seguito le date passate:

TOUR 2012

Domenica 2 Settembre 2012 Castello Scaligero - Villafranca Di Verona

TOUR 2013

Lunedý 18 Febbraio 2013 Pala Arrex Di Jesolo - Jesolo

TOUR 2013

Martedý 19 Febbraio 2013 Mediolanum Forum - Milano

TOUR 2013

Martedý 23 Luglio 2013 Piazza UnitÓ - Tarvisio

TOUR 2013

Venerdý 26 Luglio 2013 Piazza Castello - Ferrara

TOUR 2013

Sabato 27 Luglio 2013 Piazza Napoleone - Lucca

TOUR 2013

Domenica 28 Luglio 2013 Ippodromo Le Capannelle - Roma

Biografia dei Sigur Rós

I Sigur Rós nascono nel 1994 dall’incontro di Jónsi Birgisson, Ágúst Ævar Gunnarsson e Georg Hólm; la band prende il nome (sigurros, rosa della vittoria, nome molto diffuso nella terra del fuoco) dalla sorellina del leader del gruppo, Birgisson. Il loro primo singolo, Fljúgðu, per cui impiegarono circa 6 ore, viene apprezzato dalla conterranea Björk, che lo inserì nella compilation pubblicata in occasione del cinquantesimo anniversario dell’indipendenza islandese. Questo però non portò la nascente band al successo, di fatti impiegarono circa 3 anni per la pubblicazione del loro primo album Von, a ciò si aggiunsero i primi problemi economici e gli impegni di Jónsi con un'altra band. Una delle particolarità del gruppo, oltre all’alternarsi di suoni stridenti e fluidi, che richiamano il paesaggio dell’Islanda, è la loro impostazione da orchestra nei live, in cui troviamo la sessione dei fiati e degli archi, inoltre Jónsi suona la chitarra con l’ausilio di un archetto da violoncello, il che caratterizza l’identità dei Sigur Rós, accompagnati dal quartetto Amiina.

È il 1997 quando esce “Von”(Speranza) pubblicato dall’etichetta islandese più importante, Smekkleysa. Si tratta di un disco molto "natural ambient", in cui la natura e la giungla urbana si mescolano, come già preannuncia l’inquietante incipit dei primi due brani “Sigur Rós ”, dieci minuti totalmente strumentali e “Dögun”, in cui si cominciano a sentire i vocalizzi eterei di Jónsi, i 2 brani sono un continuum e il loro ascolto è molto fluido. Dalla terza track “Hun Jord“ i suoni si fanno più netti, meno vaghi, i vocalizzi sono accompagnati dalle distorsioni della chitarra e la batteria scandisce il tempo come se fosse una marcia. Paradossalmente in “Mykur”, che significa oscurità, le atmosfere si fanno più distese e serene. Nella seconda parte dell’album i suoni sono più puliti, il brano “Von” che riprende poi il nome dell’album esordio ricorda molto lo stile dei Radiohead, ma certamente in questo disco d’esordio i Sigur Rós hanno delineato, almeno in parte, la loro identità e le loro caratteristiche sperimentaliste. L’aurea mistica di “Hasfoll” esemplifica la poetica musicale del gruppo e la loro identità islandese, mentre  “Mistur” ricorda le sonorità del mare, dal “rumore” delle onde ai suoni delle conchiglie e si lega bene alla magnifica  “Syndir Guðs”.  A Von segue un remix Von Brigði, in cui è presente anche “Leit Af Lífi”, brano prettamente elettronico, in cui però non mancano suoni ambient, coadiuvati dalla presenza della tromba

La critica apprezza, ma le vendite sono scarse e confinate più che altro all’Islanda, a Von segue Ágætis Byrjun . Già a partire dall’intro, Ágætis Byrjun ti proietta in un mondo parallelo, alienante, introspettivo, la voce femminea di Jòinsi fa il resto!il titolo indica un buon inizio, l’inizio che consegna i Sigur Ròs al grande pubblico oltre i confini dell’Islanda e inoltre si forma la definitiva line-up, che vede l’ingresso del batterista, Orri Páll Dýrason e del polistrumentista Kjartan Sveinsson (chitarra, pianoforte, tastiere, flauto). L’inizio naturalista con inframmezzi elettronici  rende il disco emozionante, una delle caratteristiche dei Sigur Rós, oltre al post-rock orchestrale di cui sono emblematici gli archi in “Starálfur”(parte della quale è palindroma9). Proseguendo i suoni si fanno più cupi, mescolandosi ora con l’islandese ora con il vernacolo “elfico”, inventato dal gruppo e tutto ciò conferisce al gruppo un’aura arcana come si percepisce in “Ny battery”, ma anche l’incontro di strumenti dalle sonorità più diverse, fiati e chitarre elettriche, con l’aggiunta di suoni più elettronici. I primi 50 secondi di “Hjartað Hamast” sono chiaramente blues, lo stile del pezzo poi cambia, qui sta la bravura dei Sigur Rós nel  mescolare coerentemente generi più diversi, senza forzature. ”Olsen Olsen” con le dolci note del flauto ci culla per i vulcani silenziosi dell’Islanda per poi concludersi in una festoso ed energico finale, quasi popolare. L’ultima track che chiude il disco ha toni più intimisti e sofferti, ma  “Ágætis Byrjun“ resta di fatto un capolavoro che consacra i Sigur Rós a un successo internazionale, come hanno dimostrato i premi vinti come “miglior album” e “miglior gruppo nell’anno“ in Islanda, tanto che hanno fatto da spalla a gruppi come Godspeed You Black Emperor! e ai Radiohead.

Nel 2003 esce “( )“ chiamato anche “Svigaplatan”, cioè The brackets album, terzo album del gruppo islandese. La particolarità che salta all’occhio è che include 8 canzoni senza titolo, accompagnate però da nomi tra parentesi, che indicano il modo in cui i membri del gruppo si riferiscono a quelle canzoni. Il testo in questo album è in secondo piano, tanto che l’artificio linguistico “vonlenska” o “hopelandic” è usato per tutti i brani, per esaltare maggiormente la voce di Birgisson come ulteriore strumento. C’è una cesura di circa 36 secondi che divide “( )” in due parti, perfettamente simmetriche, la prima parte è contrassegnata da canzoni "leggere e ottimistiche", mentre le ultime quattro sono più "rudi e malinconiche".

Dopo tre anni arriva “Takk”(= grazie), i Sigur Rós ritornano sui passi del “buon inizio”, infatti il mood di quest’ultimo album è più vicino a quello di “Ágætis Byrjun”. I ringraziamenti di solito vanno alla fine, ma i Sigur Rós sono tutt’altro che conformisti, non poteva esserci migliore inizio di “Takk”, 2 minuti circa totalmente strumentali che sintetizzano tutto lo stile dell’album e dei suoi artefici. Oltre alle melodie toccanti, questa volta fanno da sfondo i testi, per niente banali, basti pensare a “Glósoli” (= sole ardente, metafora della ricerca di una lei), la sensazione di abbandono, il sentire un vuoto, una mancanza attraversa tutto l’album, anche nella più spensierata “Hoppipolla”, si intravede quasi una nostalgia della meraviglia che decora l’infanzia, ritrovata poi in “Með Blóðnasir”, niente di più simile a un canto liberatorio e gioioso, che celebra un ricongiungimento. L’orchestra sfuma con il suono del carillon in Sé Lest. Il tutto termina  dolcemente con la romantica” Heysátan”. I Sigur Rós non si adattano alle esigenze del mercato, nonostante il contratto firmato con una major, la Emi

A takk segue un doppio album, “Hvarf-Heim”, in cui sono registrate alcune canzone inedite e altre in versione acustica e un dvd “Heima” sul tour dell’estate 2006 in Islanda.

Með suð í eyrum við spilum endalaust” è il quinto album dei Sigur Rós, uscito nel  2008, prodotto da Flood, membro dei Nine Inch Nails, registrato in varie location. Incarna un caleidoscopio di suoni, eterogenei, attraversati da quella linea intimista e introversa propria dei Sigur Rós. Il primo singolo è  “Gobbledigook”, pezzo che apre alla grande il nuovo lavoro tra la natura selvaggia e il ritmo incalzante, ma non inquieto come nei precedenti albumi. Colonna sonora di una passeggiata cullante e acustica è “Góðan Daginn”, per poi passare nella semplicità di “illgresi”, eseguita solo con chitarra e voce. Alcuni lo hanno definito un lavoro tripartito, da una prima parte folk-pop, inedita nei Sigur Rós al loro stile di sempre, per concludere, in anticlimax,  con un’indole ancora più malinconica, un futuro, presente e passato, ancora da scoprire.

Sta di fatto che i Sigur Rós sono uno dei gruppi più in voga del momento e nonostante lo straripante successo, non tradiscono il loro stile e la loro musica, etichetta di un gruppo che ha ancora molto da raccontare.

a cura di Alina Dambrosio Clementelli

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